interviste ainè

Published on luglio 20th, 2016 | by Antonio Tortolano

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Generation One: Megamusic intervista Ainé

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Oggi su Megamusic vi proponiamo l’intervista ad Arnaldo Santoro, meglio conosciuto come Ainé. Lo scorso 24 maggio è uscito (prodotto da Totally Imported)  Generation One, il debut album dell’artista capitolino che dopo aver studiato all’Accademia della Musica a Roma, si è trasferito a Los Angeles frequentando la  Venice Voice Accademy, per poi tornare in Italia e diventare un punto di riferimento della scena RnB.

Un lavoro discografico frutto di una grande ricerca musicale che vede presenti nell’album diverse featuring appartenenti al mondo musicale italiano ed internazionale come Sergio Cammariere, Alissia Benveniste, Kyle Miles, Ghemon, Davide Shorty, Gemello del TruceKlan e molti altri.

In Generation One c’è una continua contaminazione di generi tra  nu soul, hip hop, RNB americana e riferimenti di un sound più italiano. Abbiamo parlato con Ainé del suo percorso artistico, del lavoro che ha portato a questo disco, di pubblico, scena d’oltreoceano e nostrana e molto altro ancora.

Arnaldo, a due mesi dall’uscita dell’album, sei soddisfatto del riscontro finora ottenuto?

Sì, devo dire che sono molto soddisfatto, ho avuto ottimi riscontri, le persone hanno perfettamente capito qual è la direzione che volevo dare all’album. In questi casi sono molto importanti le critiche degli addetti e degli operatori di settore e devo dire che non potevo chiedere di meglio. Abbiamo avuto davvero un riscontro positivo.

La vera prova del nove sono certo che arriverà appena inizieremo il “Generation One Tour” in autunno, il riscontro più importante è quello del mio  pubblico.

Un lavoro dal respiro internazionale, anche grazie ai tuoi viaggi e studi. Come nasce Generation One e la scelta del titolo da cosa deriva?

In questo progetto sono convogliate tutte le esperienze e le dinamiche internazionali non solo mie ma di tutto il team che ci ha lavorato, ho avuto la fortuna di studiare a Los Angeles e di viaggiare molto.

Il viaggio non è solo un momento di scoperta di nuove culture, ma dal punto di vista artistico è un momento di arricchimento: in “Generation One” ho messo tutti gli stimoli internazionali che ho avuto, parallelamente alla dedizione ed alla precisione nel lavoro che mi hanno insegnato negli Stati Uniti.

Il titolo deriva proprio da questa voglia di iniziare un percorso nuovo, giovane. Mi dicono che sono uno dei primi a portare queste sonorità in Italia. Ecco, la nuova generazione è un po’ l’obiettivo che mi sono posto, una musica di qualità giovane che sappia “comunicare”. “Generation One” è un punto di partenza.

 Dei tanti giovani artisti che hanno collaborato con te in questo album, c’è qualcuno che ti ha stupito in maniera particolare?

In questo progetto hanno collaborato diversi giovani musicisti, ognuno di loro ha lasciato una firma importante nell’album ed è stato davvero un piacere vedere che alcuni tra i più talentuosi musicisti della scena americana abbiano voluto essere partecipi alla realizzazione di questo album.

Parallelamente a loro, ho avuto la fortuna di lavorare con grandi artisti della scena nostrana come Sergio Cammariere, Ghemon, Davide Shorty. Nonn credo ce ne sia uno che mi abbia stupito più degli altri, ognuno ha lasciato la propria firma artistica.

Una contaminazione di generi notevole. Della scena americana cosa invidi particolarmente e che in Italia non trova spazio?

Una contaminazione di generi perché in fondo la musica è anche ricerca e sperimentazione.

Più che invidiare, credo che in Italia manchi un po’ la dedizione e la voglia di “educare” la gente ad ascoltare musica nuova, devo dire che si sta verificando un periodo un po’ di appiattimento culturale e la musica ne risente molto.

Nel nostro Paese abbiamo ottimi musicisti e grandi artisti, quello che ho però notato negli Stati Uniti e che qui in Italia per certi versi rimpiango è la dedizione al lavoro, la precisione e la cura meticolosa dei dettagli, che davvero sono stati la priorità in “Generation One”.

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 C’è un pezzo a cui sei più legato e che ha un significato diverso per te?

Ogni brano, lo dico sempre, ha una sua storia, racconta un pezzo di me.  Descrive un momento della mia vita, quindi tutti i brani parlano di qualcosa di personale e per questo sono legato a tutti indistintamente.

Dove sono stati girati i videoclip? Ci racconti un aneddoto?

Per i videoclip la nostra “mission” era fare qualcosa di nuovo: abbiamo chiamato un regista molto visionario, Raoul Paulet, parlandogli delle nostre idee e dicendogli che volevamo fare qualcosa di unico, di diverso da tutti.

In poco tempo Raoul ci ha proposto di realizzare il primo video musicale tutto in GIF (microsequenze). Potete immaginare cosa significa girare più di 150 inquadrature in tre giorni tutte diverse…

Abbiamo girato tra Roma ed il litorale romano, di certo qui non mancano le location per girare un video (probabilmente per questo gli americani ci invidiano molto…).  È stato davvero un duro lavoro, ma ci siamo divertiti ed ho avuto la fortuna di avere dietro sempre un team di persone magnifiche che sono riuscite a rendere i momenti di forte stress comunque piacevoli.

Il video di “Dopo la pioggia” addirittura per la sua unicità è finito su Coming Soon, un sito prettamente cinematografico.

Il secondo video, “Be My One”, lo abbiamo girato in uno splendido loft romano (il CO-HO Pigneto,) per il quale ci hanno gentilmente concesso di girare il video in questa magnifica location.

“Be my One”,  con la featuring  di Alissia Benveniste, ha un taglio retrò,  un po’ in bianco e nero un po’ a colori, cercando di voler comunicare questo dialogo musicale tra me e Alissia.

 Qual è il tuo rapporto con il pubblico?

Soddisfare e far conoscere la mia musica è il mio primo obiettivo! Il rapporto che ho con il pubblico è sempre magnifico, amo conoscere ed intuire i pensieri, le critiche, la soddisfazione della gente.  Credo che questa sia una parte fondante del mio lavoro.

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 Nome d’arte Ainé. Come nasce?

Guarda, il nome AINÉ ha una storia particolare: io cercavo un nome che fosse internazionale e che in qualche modo non avesse un sesso o un genere, un suono riconducibile a qualcosa. Mentre pensavo a questo ero a Parigi, su un autobus e ad un certo punto scende una signora in tutta fretta, lasciando un bigliettino al suo posto; incuriosito apro il bigliettino e c’era scritto AINÉ .

Un po’ un segno, un po’ il momento,  fatto sta che mi sono innamorato di questo nome e del suono che ha.

Cosa ne pensi dell’attuale momento della discografia italiana? Meglio le major o le indipendenti?

Come ho già accennato precedentemente, non è un grande momento culturale in Italia.

Credo che il punto non sia nel confronto major-indipendenti, ma che ci possa essere la possibilità di proporre musica vera fatta da artisti e musicisti veri, piuttosto che musica fatta da fantocci messi li dalla televisione o meri interpreti senza nessuno studio alle spalle.

Il punto è che bisogna parlare di educazione musicale e fintanto che la discografia non torna a produrre vera musica non credo si possa andare avanti e far evolvere il panorama musicale.

Da questo punto di vista sono stato fortunato: ho incontrato persone che hanno creduto ed investito in me e nel progetto ed il risultato ritengo sia quello che ci aspettavamo.

                                   

Potessi tornare indietro la rifaresti l’esperienza ad Amici e cosa cambieresti?

Si è trattato di un’esperienza fatta tanti anni fa e come tutte le cose del passato resta solo un semplice ricordo.

Ero agli inizi della mia carriera ed Amici non rappresentava il mio ambiente: non ero pronto a partecipare alle dinamiche di un programma televisivo, ma volevo capire dal vivo come funzionasse. Sono rimasto davvero poco in quel contesto, ma non rinnego nulla, ogni esperienza è propedeutica, insegna qualcosa e credo che provare ad essere curiosi, osare anche un po’ ogni tanto, faccia bene ad ogni artista.

Progetti futuri?

Per il futuro tante idee, sicuramente lavorare ad altri progetti artistici ma soprattutto viaggiare e portare “Generation One” il  più in giro possibile.

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Nato a Cassino, ai piedi della celebre abbazia, sono cresciuto con la passione per lo sport e per il giornalismo. Roma prima e Milano poi mi hanno accolto per farmi compiere il salto di qualità. Lavorare in tv e per la carta stampata non mi bastava più e allora dal pallino per la rete ecco nascere lospaccatv, megamusic e lamiaradio, tre magazine online di cui vado fiero...



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