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Published on giugno 2nd, 2021 | by Antonio Tortolano

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Paris or Rome e il progetto da solista: Megamusic intervista Alex Uhlmann

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Oggi vi proponiamo su Megamusic l’intervista ad Alex Uhlmann che negli scorsi mesi ha debuttato come solista con il singolo Paris or Rome. In  attesa dell’uscita dell’ep Home, per l’artista lussemburghese, già frontman dei Planet Funk e direttore musicale di The Voice of Italy, è tempo di lanciare Never be the same. Il brano, uscito in tutta Europa per l’etichetta berlinese Hoersenmusic e in Italia per Qui Base Luna (distribuito da Believe Digital), anticipa l’album, prodotto da Steve Lyon (Depeche Mode, The Cure) tra Londra e Roma, che uscirà entro fine anno. In occasione dell’uscita del nuovo singolo, ci saranno tre showcase esclusivi: il 5 giugno presso il Belvedere 030 del Castello di Brescia (We Love Castello), il 6 giugno allo Spazio Polaresco di Bergamo e il 10 giugno al Ride di Milano. Alex ora vive tra Milano e Berlino, dove si dedica, oltre alla musica, alla sua Futura, fondata da lui con Alessandro Leonardi, risultata miglior pizzeria dell’anno nel 2019 per il Gambero Rosso e che nel 2020 ha ottenuto anche i Tre Spicchi Gambero Rosso.

Alex, è passato qualche mese dal tuo debutto come solista, sei soddisfatto del riscontro finora ottenuto?

Questo è per me un progetto nuovo, che parte dalla collaborazione con una etichetta indipendente di Berlino e una italiana. Il mio intento era lavorare senza troppi compromessi e a lungo termine, un qualcosa da realizzare con chi credesse in me veramente. Ero stanco delle major che dicono facciamo un singolo e vediamo come va. In questo caso ho potuto firmare per un ep, anche in vinile, credo ancora all’idea dell’album. Sinceramente le playlist di  singoli non mi interessano. E poi c’era per me un discorso di posizionamento, finora ho fatto sempre collaborazioni come quella con i Plaet Funk o con David Morales, o comunque dei featuring.  Posso dire che al momento sono molto soddisfatto, perché vedo intorno al progetto del buon interesse. 

Hai vissuto in tante città molto diverse tra loro. Cosa ti ha portato a scegliere Parigi e Roma per il tuo primo singolo?

Quando ho scritto questo pezzo stavo decidendo in quale città vivere. Io sono lussemburghese, di genitori tedeschi e ho sempre viaggiato e vissuto in luoghi diversi. Non ho radici forti e anzi ho una sana invidia per chi ce l’ha. Ho sempre cercato una casa e in qualsiasi città abbia vissuto spinto magari dalla musica, ho provato a sentirla mia. Ma puntualmente dopo un po’ scappavo, inseguendo altri progetti. Nel periodo di scrittura di questo pezzo stavo appunto pensando di tornare a Parigi o di trasferirmi a Roma. Alla fine le due città di riferimento sono diventate Milano e Berlino e ho capito che non è importante dove si vive, ma quello che si fa ogni giorno, a prescindere dal luogo.  

A proposito di capitali europee, parliamo di Berlino, dove hai anche un’attività nella ristorazione e la casa discografica. Com’è la Berlino attuale sulla scena musicale rispetto a quella degli anni 90?

A prescindere dal fatto che questo per la musica è un momento particolare ovunque, posso dire che Berlino è molto cambiata negli ultimi anni. Negli anni 90 e ovviamente anche prima lì nascevano sempre cose nuove, era un po’ un punto di riferimento per la scena underground. Molti studenti andavano lì a studiare o a fare l’Erasmus perché la vita costava poco e gli artisti potevano permettersi un affitto. Oggi i prezzi sono cambiati. Prima andavi anche in un negozio di abbigliamento e il proprietario ti confidava che la sera al piano di sotto ci sarebbe stata una festa con un dj che magari non era famoso, ma che portava un ventaglio di novità. Berlino era eccitante, ora tutto questo fermento non lo vedo più. Da un po’ di anni anche i club più particolari sono diventati un palco per i dj famosi, è una città più modaiola e meno creativa dal punto di vista musicale. 

Entro fine anno uscirà l’Ep “Home”. Cosa deve aspettarsi il pubblico da questo lavoro? Che produzione sarà?

Inizialmente doveva uscire nel mese di maggio, poi causa pandemia abbiamo spostato il tutto per poterlo presentare nel migliore dei modi. L’ep vede una strada acustica, con delle  sonorità organiche rispetto ai miei inizi. Si tratta di un lavoro con meno elettronica, anche se avendo lavorato con Morales e con i Planet le influenze restano. La produzione è molto curata, ma abbastanza minimale. Come ha sottolineato Steve Lyon che ha prodotto l’ep e che ha lavorato con dei grandi della musica, si deve andare all’essenza del pezzo, perché spesso la troppa produzione distrae dalla canzone.

alex2 - Copia

Questo tuo debutto da solista è un addio ai Planet Funk o ti rivedremo presto come frontman della celebre band?

I Planet mi cercarono in un momento in cui stavano cercando di allontanarsi dall’idea del collettivo. Volevano fare un percorso più da band. Quando ci sono troppi cantanti fare il tour è difficile. E in quell’album io sono stato l’unica voce, a parte il feat con Giuliano Sangiorgi. Durante il tour da solo ho fatto i pezzi che di solito cantava il collettivo. Sono diventato a tutti gli effetti il quinto membro fisso del gruppo, anche a livello societario. La morte  di Sergio Della Monica e altri motivi  ci hanno spinto a tornare verso il collettivo. Poi dentro di me ho sentito forte la voglia di sperimentare il percorso da solista. Con i Planet i rapporti restano ottimi, abbiamo passato tanti bei momenti insieme, ci sentiamo spesso e non è detto che in futuro ci sia un ritorno anche con loro.

Torniamo indietro di qualche anno, qual è stato l’artista o il gruppo che ha spostato in gioventù i tuoi orizzonti musicali?

Sarò poco originale, da giovane i miei mi hanno subito fatto ascoltare i Beatles e i Rollig Stones. Ascolto tante cose da sempre, ho dei periodi che mi fisso con un artista, poi cambio. Ricordo quando i miei riferimenti erano John Lennon, Davdi Bowie, Jeff Bukley. Da ragazzo era molto influenzato dall’hip hop e rappavo anche. Poi rimasi colpito dalla scena brit pop, e quindi Oasis, Blur, The Verve. Quel fervore mi spinse al trasferimento in Inghilterra. Ora mi piace il jazz, lo compro in vinile. Non mi piace chi dice che ascolta di tutto, ma forse io sono uno di loro!

Il mondo dello spettacolo sta soffrendo tantissimo con questa pandemia, quale può essere la ricetta per salvare il settore?

Il nostro settore ovviamente ha sofferto tantissimo. La ricetta è quella di vaccinarsi tutti e tornare a suonare, potersi esibire. Se c’è una cosa buona forse uscita da questa pandemia è che la gente ha realizzato che la musica è importante, anche  la musica dal vivo. Anche chi non era molto abituato ai live, ora dice che gli manca un concerto. La politica non si è resa conto molto del problema, ma le persone sì. 

L’ultimo festival di Sanremo ha visto una discreta svolta dal punto di vista musicale con qualche esperimento anche riuscito. Ti ha colpito qualche artista in particolare?

A me Sanremo piace, apprezzo gli eventi nazional popolari che uniscono un Paese. Mi immagino sempre un Sanremo inglese o americano, pensando a chi salirebbe sul palco. Dalla terza serata in poi mi è entrata in testa la canzone dei Coma Cose, poi ho apprezzato molto La rappresentante di lista, un gruppo che mi sa di internazionale. Felice per la vittoria dei Maneskin, che poi hanno bissato all’Eurovision. Sono bravi e sul palco ci sanno stare alla grande. Chi dice che non sono rock, ma cosa si aspetta da Sanremo? Se non sono rock loro!

Alex, in tempi di pandemia, sei diventato papà. Quando sarà possibile quale viaggio vorresti fare con tua moglie e tua figlia?

Sì, nel clou della prima ondata sono diventato padre, una gioia immensa in un momento delicatissimo per tutti. Sono stati mesi intensi. Ora sono molto impegnato con il lavoro, ma appena possibile vorrei tornare negli Usa. Avevo giurato che fino a quando il presidente fosse stato Trump non avrei più messo piede in America. Ora sono felice per Biden e appena possibile conto di fare un viaggio con la mia compagna a New York, città che amo e farla scoprire a mia figlia.

A breve ci saranno dei live in Italia. Sono previsti anche all’estero?

Abbiamo purtroppo dovuto annullare un tour in Germania, causa pandemia. Ma stiamo riprogrammando tutto e a breve ci saranno delle novità. Poi con l’uscita dell’ep sicuramente l’intenzione è di presentarlo in più città.

Antonio Tortolano

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Nato a Cassino, ai piedi della celebre abbazia, sono cresciuto con la passione per lo sport e per il giornalismo. Roma prima e Milano poi mi hanno accolto per farmi compiere il salto di qualità. Lavorare in tv e per la carta stampata non mi bastava più e allora dal pallino per la rete ecco nascere lospaccatv, megamusic e lamiaradio, tre magazine online di cui vado fiero...



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