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Published on aprile 25th, 2019 | by Antonio Tortolano

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14 anni di Londra: Megamusic intervista Dj Fabrizia

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Oggi su Megamusic vi proponiamo l’intervista a Fabrizia Corsi, per tutti Dj Fabrizia. Triestina, 38 anni, da ben quattordici vive in Inghilterra. Dj/producer, dopo una laurea in Comunicazione, non ha resistito al fascino delle sonorità house londinesi e senza pensarci su si è trasferita. Una lunga gavetta e poi la consacrazione. Fabrizia collabora con tanti dj e producer di fama internazionale, ha suonato un po’ ovunque a Londra e in giro per il mondo, da Alessandria d’Egitto a Nuova Delhi, da Miami alle Maldive. Sempre attenta alle nuove influenze musicali, Fabrizia in questa chiacchierata sul nostro magazine, ci parla dei suoi inizi, delle esperienze maturate, di come è cambiata l’house music e di molto altro…

Fabrizia, iniziamo subito da un evento recente, il dj set che ti ha visto protagonista a Capodanno a Londra. Che evento è stato e che empatia hai avuto con il pubblico presente?

A Capodanno lavoro da qualche anno con Mansion London Productions che si occupa di creare delle feste a tema in locali non normalmente aperti al pubblico e di grande impatto. La località è segreta e viene rivelata solo il giorno prima della festa. Quest’anno ho lavorato assieme ad un sassofonista e un percussionista ed è stato davvero un evento pieno di energia. Il pubblico è molto vario dato che ci sono più  sale con musica diversa ma siamo riusciti ad incollare alla pista gli amanti della musica house per quattro ore dalla mezzanotte. Per me è un impegno notevole dato che i musicisti vanno e vengono, prendendo delle pause, mentre io sono lì sette ore di seguito con una pista da ballo che straborda!

Sei da diversi anni a Londra, come sono stati i tuoi inizi in questa grande città e com’è cambiato nel tempo il modo di concepire e fruire dell’house music?

Il 30 gennaio segna il mio quattordicesimo anno a Londra. L’inizio non è stato così difficile. In quel momento non c’erano ancora molte ragazze nel settore e il digitale era appena agli inizi. Quindi è  stato facile trovare i primi lavori semplicemente presentandomi ai gestori dei locali con una borsa piena di dischi. Da notare che avevo comunque un lavoro full time che mi supportava quindi non badavo molto ad avere ingaggi ben retribuiti.

Ora la concorrenza è  davvero spietata e sono grata di aver iniziato molto tempo fa. L’esperienza e la collezione musicale mi danno molti più  vantaggi rispetto a chi ha iniziato da poco.

Il digitale penso abbia anche influito sui generi musicali ora richiesti. Ora si può trovare e suonare tutto quindi la musica house fa spesso fatica a farsi strada rispetto ai generi più commerciali. Allo stesso modo è interessante notare come alcuni artisti pop invece si siano avvicinati alla house o dance per i propri pezzi. Di conseguenza sono stati storpiati molti generi house come la Deep House. Molti pezzi pop/dance sono entrati erroneamente in classifiche radio come Deep House. Quindi il grande pubblico ha ora una concezione di questo genere completamente diversa da chi, come noi, l’ha sentita in vinile tanti anni da.

Sei originaria di Trieste, in Italia a che punto è la scena house e rispetto al passato è cresciuta o ha fatto dei passi indietro?

Al momento a Trieste c’è un movimento molto forte che segue la musica elettronica e quindi anche house. Sono fortunata a farne parte, anche se dall’estero, e si chiama On Circle Music. Si tratta di una delle migliori etichette italiane emergenti.

Purtroppo a Trieste mancano i locali e i fondi, dato che ancora non è una città con grossa affluenza turistica. Solo grossi eventi in concomitanza delle festività  riescono ad attirare una affluenza di pubblico tale da giustificare uno special guest. Un altro problema che affligge la città  è la limitazione imposta dalle leggi per gli orari di apertura dei locali e della durata della musica. Se non sbaglio la musica all’esterno è permessa da domenica a giovedì fino alle 22.30. Venerdì, sabato e prefestivi infrasettimanali fino alle 23.30. Per l’esterno è necessaria la perizia fonometrica. Quindi avendo solo un paio di discoteche e moltissimi bar non c’è molto spazio per i dj.

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A proposito, dei grandi maestri dell’house, italiani e non, a quali sei più legati e quali sono state le tue maggiori influenze?

Sono cresciuta con la musica dj Joy T Vannelli, Claudio Coccoluto, David Morales e Ralf. Restano sempre loro i miei punti di riferimento per le mie scelte musicali e per le mie produzioni. Tendo sempre a prediligere un sound ricco di percussioni, melodico e allo stesso tempo con un ritmo spinto. Credo sempre nella musica con l’anima, la musica puramente elettronica sarà forse la via del futuro ma non riesce mai a coinvolgermi al 100%. Il mix tra sound elettronico e house classico per me è la chiave perfetta. In pratica mi piace il sound moderno ma con stile e anima.

Qual è il dj set in Italia e all’estero che ricordi con maggior piacere e perché?

Il dj set memorabile in Italia deve ancora arrivare, dato che la maggior parte delle volte ho suonato in lounge bar, mentre all’estero ricordo la volta in cui ho suonato in un beach club ad Alessandria d’Egitto sponsorizzato da Marlboro. Era impressionante vedere i poster con la mia immagine ed il mio nome per la prima volta. Dopo una decina d’anni, tutt’ora, ci sono persone che erano presenti all’evento che mi seguono sui social media.

Ci racconti la tua selezione durante un dj set come avviene, qual è la tua scaletta e quali pezzi e contaminazioni ti attraggono di più?

La preparazione per un dj set di Capodanno, per esempio, inizia già dal gennaio dell’anno precedente.

Di solito man mano che scarico la musica la catalogo in base al tipo di eventi a cui potrei suonare. Quindi prima di una data importante ho più o meno già molta musica pronta. I giorni prima dell’ evento poi organizzo ulteriormente la musica in base all’orario in cui suonerò. Alle volte scarico semplicemente della musica che mi piace senza un obiettivo in mente e la catalogo con delle parole chiave descrittive così per esempio se capita una serata particolare ho la musica giusta.

Per esempio ho iniziato a suonare Electro swing in un locale lo scorso novembre ed avevo già molta musica pronta senza dover impazzire dato che il primo booking  è capitato da una settimana all’altra.

Le maggiori influenze nella musica che scelgo sono sempre relative alla musica tribale e balearica. Credo fermamente che se ci sono i tamburi scatta qualcosa di innato all’interno di noi e si comincia a ballare senza accorgersene.

A livello di produzione, quali differenze noti tra l’industria discografica italiana e quella anglosassone?

Difficile dare una risposta proprio perché molte etichette italiane hanno artisti anglosassoni e viceversa. Credo comunque ci sia una certa ambizione da parte delle etichette italiane di avere degli artisti stranieri, mentre ciò non è altrettanto valido per un etichetta Inglese. E’ abbastanza scontato che ci siano artisti internazionali soprattutto a Londra. Al momento faccio parte di un’etichetta Italiana, On Circle Music, e di una anglosassone Platform 7even. On Circle Music ha una maggioranza di artisti Italiani, mentre Platform 7even non necessariamente ha artisti inglesi ma semplicemente produttori che vivono a Londra. Londra non rappresenta l’Inghilterra come abbiamo visto con l’elezioni del Brexit!

Immagino inoltre dal punto di vista burocratico sia molto più complesso dirigere un’etichetta italiana rispetto a una inglese.

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Com’è cambiato secondi te il pubblico negli ultimi 15 anni? Qual è il target di persone che oggi si avvicina all’House?

Posto il fatto che il termine musica house è attualmente ampiamente storpiato, chi si avvicina alla musica house oggi si trova di fronte a una realtà molto diversa, dato che la deep house commercializzata di ora non è la stessa di 15 anni fa.

La musica house di ora non è quella di tempo fa. Me ne accorgo perché molte volte mi richiedono della musica pensando che sia house e devo contare 10 secondi prima di rispondere cortesemente. La musica Pop viene molte volte ormai confusa per musica house.

Penso comunque che, come 15 anni fa, il pubblico vero a cui piace la musica house sia quello che non si aspetta un dj set di top 10 club hits  ma un dj che lo trasporti in sonorità nuove.

Data l’accessibilità  totale della musica di oggigiorno, vedo molto di più il ruolo del dj come pioniere nel ricercare sonorità  nuove alternative, visto  che la maggioranza del pubblico non sa come trovare e non ha il tempo di farlo.

Chiunque è  in grado oggi di suonare la musica “popolare’, pochi sono in grado di trovare e suonare musica diversa. Ciò richiede tempo e dedicazione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Insieme a nuove produzioni che stanno per uscire, sto per lanciare una mia serata assieme ad altri DJ e musicisti. Abbiamo il logo e il nome della serata che sarà  Cubix. Watch this space!

Antonio Tortolano

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About the Author

Nato a Cassino, ai piedi della celebre abbazia, sono cresciuto con la passione per lo sport e per il giornalismo. Roma prima e Milano poi mi hanno accolto per farmi compiere il salto di qualità. Lavorare in tv e per la carta stampata non mi bastava più e allora dal pallino per la rete ecco nascere lospaccatv e megamusic, due webzine che mi hanno aperto anche al mondo del social media marketing…



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