Published on Marzo 13th, 2014 | by Antonio Tortolano

I Rio al Live Forum di Assago: la nostra intervista

Venerdì sera saranno protagonisti al Live Forum di Assago con una delle date più attese del loro lungo tour. Parliamo dei Rio, band che quest’anno festeggia i dieci anni di attività. La formazione emiliana è composta da : Fabio Mora (voce), Fabio “Bronsky” Ferraboschi (basso), Alberto “Paddo Paderni (batteria) e Gio Stefani (chitarra). Cinque sono gli album all’attivo dal 2004 ad oggi con oltre seicento concerti alle spalle tra Italia ed estero e l’opening act di uno dei super concerti di Ligabue a Campovolo e di Elisa. I Rio sono anche molto impegnati nel sociale. Terremosse, il loro nuovo singolo che fa parte dell’ultimo album Fiori,  si riferisce chiaramente al grave sisma che ha coinvolto il popolo emiliano due anni fa. E poi il nobile impegno con Lifegate e Greenpeace.

Qual è il primo bilancio del tour che vi sta vedendo toccare diverse città di tutta Italia?

 Ormai siamo in dirittura d’arrivo, quattro concerti e il “Fiori Tour Autunno Inverno” (come nella moda) si spegnerà. Il 12 Aprile chiuderemo con una grande festa il tour al Fuori Orario di Taneto di Gattatico a Reggio Emilia. Praticamente a casa. In maggio però riaccenderemo le luci e tutto, (citando noi stessi), ricomincerà ancora. Viviamo di “live”, di musica randagia che nasce tra i rapporti con gli altri. In questi mesi ci siamo accorti che la musica dal vivo pulsa, la gente ha voglia di contatto, di emozioni reali ma soprattutto di persone reali dietro gli strumenti. Sono tempi bui, qualcosa, qualcuno deve smuovere sensazioni, pensieri, sorrisi. Noi, abbiamo portato in giro un po’ di tutto questo e sembra che sia stato apprezzato!

Fiori. Come nasce il vostro ultimo progetto?

 Registravamo “Fiori” mentre il mondo intorno, impazziva. Eravamo in studio, e il 20/29 maggio del 2012 l’Emilia, la nostra terra ha tremato.Venivamo da una defezione importante all’interno della nostra band. Abbiamo avuto perdite familiari dolorose e nonostante tutto, il nostro immaginario, il nostro mondo musicale e autoriale, si delineava sempre di più.Dovevamo raccontare alla nostra gente e a noi stessi che c’è sempre una possibilità, che c’è sempre un “giorno dopo”, per poter ricostruire e rinascere! È tutti questo lo abbiamo raccontato e sussurrato attraverso le 14 tracce che compongono il cd. “Fiori ” è il disco più solare e sereno che i Rio abbiano mai registrato…

La collaborazione con Lifegate ha portato a risultati importanti, potrebbero far di più gli artisti in tema di sensibilizzazione ambientale?

 Si può fare sempre di più, e non solo per quanto riguarda un discorso ecologico. Sappiamo che la musica non può cambiare le persone. Ma farle riflettere, si. Noi lanciamo semplici messaggi, lasciamo pensieri sparsi attraverso la nostra musica, i nostri testi, facciamo piccole azioni quotidiane, quelle che potrebbero fare tutti cercando di trasmettere il più possibile l’amore che abbiamo nei confronti del nostro pianeta. I Rio hanno vissuto esperienze personali e artistiche importanti, che hanno fatto crescere la band. La musica ha un potere enorme e un artista ha una grande responsabilità nel comunicare qualsiasi pensiero o emozione. Pensiamo che sia importante, ad un certo punto della tua vita, prima personalmente, poi artisticamente, di dover lasciare qualcosa in verso chi ti segue e ascolta, che qualche canzone…

 Il nuovo singolo Terremosse riporta alla mente il sisma di 2 anni fa. Qual è stato l’impatto emotivo nel girare il video in quei luoghi?

 Due gironi emotivamente forti. Abbiamo girato il video a S. Felice sul Panaro, il 13/14 ottobre, uno dei paesi dell’Emilia colpito dal sisma. Abbiamo girato a set aperto, questo per poter permettere ai curiosi e ai nostri fan di condividere lacrime e sorrisi, mentre rubavamo immagini lungo il paese, in mezzo a chi il terremoto lo aveva vissuto sulla propria pelle. Intenso e meraviglioso, in alcuni momenti difficile da sostenere emotivamente (le lacrime erano a bordo palpebra) e un secondo dopo c’era la possibilità di trovarsi dentro ad una risata fragorosa, collettiva. Più di 70 comparse, la campagna, il sole che scaldava il set e le persone, le espressioni, la Rocca devastata, il temporale che non ci ha fermato, anzi, ci ha permesso ancora una volta di spingerci più in la, di inventarsi qualcosa di inaspettato. A S. Felice non abbiamo girato solo un video, ma abbiamo vissuto un esperienza veramente incredibile!

Oltre 600 concerti in 9 anni, avete un forte rapporto con il pubblico. C’è una serata che ricordate particolarmente rispetto ad altre?

 Quando mi rivolgono questa domanda, spesso penso a Cracovia in Polonia. Un concerto che abbiamo tenuto davanti a 700 studenti dopo che per 4 giorni i loro e i nostri occhi avevano visto il campo base di Auschwitz con i suoi bei muri esterni faccia a vista o calpestato il freddo suolo di Birkenau, in un viaggio che ricordava i deportati nei campi di concentramento. Molte volte mi sono chiesto, durante il viaggio, prima di trovarmi su quel palco a Cracovia, perché avessero chiesto ai Rio di accompagnarli. Poi, dopo le prime note, capii. Mi resi conto che quello che facciamo da una vita era buono. Alleggerire la pressione, allentare le valvole, staccare la spina,  far uscire il sole, da dietro un infinità di nubi.  Perché dopo ogni temporale il sole torna sempre, questo è il concerto che ricordo con più orgoglio.

Meglio aprire il concerto di Ligabue davanti a 180.000 persone o quello di Elisa

Bellissimi palchi entrambi. Bella botta di adrenalina la prima e bel pubblico rilassato e attento la seconda. Tanti piacevoli ricordi. Ma se mi permettete, senza togliere nulla al resto, meglio salire sul nostro palco, davanti al nostro pubblico.

Dieci anni di carriera. Questi sono anche gli anni della crisi dell’industria discografica. Qual è il vostro pensiero su major ed etichette indipendenti?

Direi che basta guardarci attorno per capire come è stata trattata la musica negli ultimi anni. Non vogliamo fare di tutta un erba un fascio. Ci sono ancora persone capaci e talentuose per fortuna.Il più è sbatterci contro. Le major, industrializzando la musica, l’hanno sterilizzata, potata. Bruciando nell’arco di una canzone spesso, un artista che magari, con qualche suggerimento in più, avrebbe potuto regalarci, belle canzoni. Le indipendenti dal canto loro, (spesso per scarsità di mezzi), hanno snobbato progetti che supportati adeguatamente, magari si sarebbero trasformati in progetti d’autore. Il problema è che continua ad essere così. E gli artisti adesso, cercano di essere sempre più indipendenti con un esperienza da major e la tecnica degli indipendenti.
Quali sono le band che apprezzate maggiormente nel panorama italiano?

Ce ne sono molte. Ci piace molto Frè Monti un ragazzo che ha partecipato al primo Voice of Italy, spesso condividiamo il nostro palco con lui, poi ci piacciono Neffa, Davide Van De Sfroos, Tre allegri ragazzi morti, Afterhours e tanti altri.  Fortunatamente, nonostante la musica non viva il suo momento più roseo, sbocciano musicisti un po’ ovunque. Quando i tempi sono bui, la creatività si accentua..

Progetti futuri?

Il 2014 è il decennale della nostra carriera musicale.  In autunno, tra ottobre e novembre creeremo un grande evento per festeggiare questi primi 10 anni e per ricordare a tutti che la filosofia de i Rio è che sopra alla nuvole il sole splende sempre!

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About the Author

Nato a Cassino, ai piedi della celebre abbazia, sono cresciuto con la passione per lo sport e per il giornalismo. Roma prima e Milano poi mi hanno accolto per farmi compiere il salto di qualità. Lavorare in tv e per la carta stampata non mi bastava più e allora dal pallino per la rete ecco nascere lospaccatv, megamusic e lamiaradio, tre magazine online di cui vado fiero...



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