Published on dicembre 20th, 2014 | by Antonio Tortolano

Catacatassc’. Megamusic intervista La Bestia Carenne

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I protagonisti dell’intervista odierna su Megamusic sono La Bestia Carenne, band napoletana che ha pubblicato qualche settimana Catacatassc’, il debut album. Questo disco nasce  grazie a una campagna Musicraiser che ha fruttato circa 3000 euro. Attualmente il gruppo partenopeo è in tour lungo tutto il paese con tantissime date per presentare il lavoro discografico e per far conoscere la propria musica fatta  di folk/cantautorato con influenze gipsy e western.La Bestia Carenne sono Giuseppe Di Taranto, Antonello Orlando, Paolo Montella e Giuseppe Pisano….

Catacatassc’. Quale bilancio sentite di tracciare finora dall’uscita dell’album?

Sta andando tutto molto bene. Siamo felicissimi. Stiamo girando un bel po’ e suoniamo con grossa soddisfazione. La presentazione dell’album al Lanificio 25 di Napoli, lo scorso 25 ottobre, è stato un grande evento, più di quanto potevamo aspettarci. Il nostro pubblico sta crescendo e ne sentiamo il calore. Stiamo stringendo e rafforzando il rapporto con tutte le realtà discografiche che ci stanno accompagnando su questa strada, con la BulbArtWorks e la Young Bride. Lavorano come treni a vapore. E’ tutto molto bello.

Come nasce l’idea di questo titolo. Raccontateci di come si sviluppa il vostro progetto

Le catacatasce sono le lucciole. Le chiamano così alcuni lucani, alcuni campani. Tornavamo da un giro in paese, eravamo a Ponte, in provincia di Benevento. Eravamo lì per registrare quello che poi è stato il nostro primo ep. La strada statale ci riportava a casa in riva ai binari della Valle Caudina e dove si baciavano asfalto e binari, ad un passaggio al livello buio pesto, la ferrovia era tutta un tappeto di lucine intermittenti. E fu così per settimane, sempre la notte, tutto intorno. Nel boschetto della contrada, tra i ruderi di un casolare, sul prato difronte casa, ai bordi delle strade, dentro le nostre stanze. Le lucciole un giorno sono poi scomparse e non ne abbiamo più incontrate così tante tutte assieme. E’ importante rispettare la propria natura, viaggiare col proprio ritmo senza dar conto ai risultati.  Le lucciole scandiscono il loro tempo e ci rammentano il nostro.

Nella vostra musica c’è spazio anche per il folk. Come giudicate la riscoperta di queste sonorità?

Non crediamo si possa parlare di una riscoperta. Sono tantissimi i gruppi che utilizzano questo registro.
Catacatasc’ è un disco fatto di necessità, di particolari, nei testi e forse anche di più negli arrangiamenti. Una misura macroscopica non rende giustizia a questo lavoro.
Nell’ultimo anno siamo stati molto attratti da un certo tipo di folk e di country da qui questa forte influenza e lo specifico bisogno di registrare con queste sonorità.
Cominciamo già a chiederci come sarà il nostro prossimo lavoro.

Cosa ne pensate dell’attuale momento del cantautorato in Italia?

E’ difficile interpretare un determinato momento mentre lo si sta vivendo. E’ davvero difficile. C’è un certo trend che però abbiamo notato. Le cose belle, quelle che ci piacciono, nascono fuori contesto. I nostri ascolti hanno in comune alcuni elementi, artistici o umani, che portano l’opera “fuori da” piuttosto che dentro qualcosa.

L’emozione da ricordare dei quasi tre anni di attività della Bestia Carenne

Abbiamo registrato Catacatassc’ durante un lunghissimo mese (in cui divorammo secoli!) a Sant’Agata De’ Goti, precisamente presso la masseria Auciello.
La nostra casetta era abbracciata da una piccola corte con altre abitazioni. Dopo pochi giorni dal nostro arrivo fummo adottati dalla piccola comunità. Bevevamo assieme e mangiavamo assieme. Bevevamo sopratutto. L’ultimo giorno organizzammo una grande festa, una ricca cena. Ci salutammo a notte fonda, senza sonno, con gli occhi lucidi che la brace era già fioca.

La crisi dell’industria discografica. Meglio le major o le etichette indipendenti?

Non ci piace fare guerra a priori al main stream. Non avrebbe senso. Preferiamo le etichette indipendenti nella misura in cui sono meno complici di talune dinamiche del mercato musicale che noi rifiutiamo. Quello che realmente conta è il rapporto che hanno queste strutture (major o indipendenti) con artisti e produzione artistica. Incontriamo tante difficoltà anche quando ci relazioniamo col mondo dell’indipendente. Il punto è che molto spesso si confonde il senso dell’indipendenza (a meno che non la si riduca solo ad una questione linguistica): la parola “indipendente” ha acquistato un significato. Un significato che per noi è artisticamente assai poco determinato (al contrario di quanto comunemente si vuol far credere) ma non per questo meno vincolante politicamente.
Possiamo dire di preferire la nostra etichetta ed il suo modus operandi. L’abbiamo scelta e lei ci ha scelto e non stiamo qui a masturbarci reciprocamente. Cioè, pure sì, ma non in questa circostanza.

 Qual è il vostro rapporto con il pubblico?

Catacatassc’ è stato prodotto tramite una campagna di crowdfunding su Musicraiser. Abbiamo raggiunto il 273% dell’obiettivo minimo prestabilito. Ce ne vantiamo! Sì! Perché è un grande risultato e ci dimostra quanto sia carnale e viscerale il rapporto che abbiamo con le persone che ci seguono. E’ principalmente merito loro se quest’album esiste.

 Una band italiana che apprezzate particolarmente

Senza riferirci per forza alle ultime uscite, alle band emergenti o a quelle indipendenti, pensando in grande insomma, ci vengono subito in mente i 24 Grana. Sicuramente.
Poi ovviamente ce ne sono tantissime. Ma così tante da riempire mega e mega di .doc.

I vostri progetti futuri?

Siamo molto concentrati su questo tour che ci sta facendo girare buona parte dell’Italia. Potete trovare tutte le date, in continuo aggiornamento, sul nostro sito e sulla nostra fanpage di Fb.
Sul breve periodo possiamo già dirvi che tra gennaio e febbraio verrà pubblicato il secondo video tratto da Catacatassc’.
Guardando più in la, beh, non vediamo l’ora di rimetterci a registrare cose nuove.

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Nato a Cassino, ai piedi della celebre abbazia, sono cresciuto con la passione per lo sport e per il giornalismo. Roma prima e Milano poi mi hanno accolto per farmi compiere il salto di qualità. Lavorare in tv e per la carta stampata non mi bastava più e allora dal pallino per la rete ecco nascere lospaccatv, megamusic e lamiaradio, tre magazine online di cui vado fiero...



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